Sotto il discutibile nome di “ProjectVolunteering” e l’abusato simbolo di una mela si nasconde un progetto e una comunità con i quali collaboro da circa un anno.
In un anno mi ha dato l’opportunità di imparare qualcosa, ed i tempi sono maturi per cominciare a condividere anche in italiano.
Prima lezione:
Costruire una comunità non è facile.
Negli ultimi anni, prima di prendere il culo e andarmene in Germania (a Livorno si dice così, “prendere il culo e andarsene“) ho iniziato a interessarmi a temi importanti, riassumibili con “cercare di lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato”. Ecologia, sostenibilità, diritti umani, brevetti alternativi, decrescita e questi argomenti qui.
Con l’ambizione di formare un HausProjekt mi sono iniziato a interessare a ProjectVolunteering con l’illusione di mettere in pratica tutto quello che per anni ho solo osato sognare: costruire una comunità urbana ma relativamente indipendente, cosciente, aperta a tutti, attenta al proprio impatto socio-ambientale, pronta a mettersi in discussione e – soprattutto – con forti ideali alla base.
cazzate.
I veri insegnamenti che ho tratto da questa esperienza sono altri, e sono tanto più apprezzati quanto più inaspettati.
Ho imparato che, nonostante una generale e comune cultura di base (quella del civile mondo industrializzato, tipicamente euroamericana) e attitudini in qualche modo simili (l’interesse per stili di vita alternativi, cosunque voglia dire), possiamo essere immensamente diversi da chi ci sta a fianco, e dice di condividere con noi un progetto o, come dico io, un sogno.
Andiamo nello specifico.
Tra i partecipanti al progetto:
- pochissimi sono interessati a temi di sostenibilità
- la maggior parte non sa cosa sia questo progetto
- moltissimi hanno velleità artistiche, ma nessuno ha mai condiviso la propria arte con gli altri
- moltissimi sono solo in cerca di un posto comodo e divertente dove stare, possibilmente senza pagare una lira, sfruttando il buon cuore di chi si sta facendo un culo così per portare avanti un sogno non condiviso.
In questo periodo PV è in pausa, per leccarsi le ferite e capire dove ha sbagliato. Per ora, possiamo solo fare supposizioni e mettere in discussione i nostri valori fondamentali:
- Essere una comunità aperta: questo ha attratto ogni sorta di scrocconi o disgraziati di varia natura e ha fatto si che non fossero i valori positivi a venir condivisi, ma quelli negativi. Per un lungo periodo, chiunque poteva bussare alla porta di PHB e restare per un periodo di tempo indefinito, a patto che la sua presenza non fosse di disturbo agli altri e che contribuisse in qualche maniera alla gestione. Le cose sono ben presto sfuggite di mano, naturalmente la comunicazione interpersonale è venuta a mancare e le sottili linee di confine tra comunità aperta, party house e centro di carità per scrocconi sono state travalicate molto spesso.
- Riconoscere la fiducia come valore fondamentale: purtroppo la società è viziata e trasmette valori inquinati. Non so se sia nella natura umana o se sia una delle cosiddette malattie della modernità, ma purtroppo se ti fidi di tutti, qualcuno nella comunità finirà per approfittarsi di te.
- Promuovere l’autodisciplina piuttosto che regole rigide e indiscutibili: è stato per me incredibile scoprire quante persone – pur interessate formalmente a un progetto di learning community – preferiscano essere guidate come pecore piuttosto che esprimere pareri o lottare per le proprie idee. Penso che questa sia stata per me la delusione maggiore.
Quindi che insegnamento possiamo trarre da tutto ciò?
Che, se hai la pretesa di formare una comunità che si basa su questi valori, attirerai un sacco di alternativi del cazzo, poser, fannulloni, pseudo-hippy, scoppiati e pecore che ti renderanno la vita difficile.
Ma io voglio comunque vivere in una comunità aperta, basata sulla fiducia e sulla flessibilità! come faccio?
Un tentativo di risposta e una lunga serie di nuovi interrogativi nei prossimi posts.






















